Firme
 

L’accordo Sykes-Picot e la Calabria

catanzaro panoramadi Daniele Castrizio* - Il 16 maggio 1916 fu firmato un accordo tra l'impero britannico e la Francia per la spartizione del Vicino Oriente. Mark Sykes e François Georges-Picot ne furono gli artefici: tracciando linee rette sulla carta geografica, senza tenere conto dell'orografia reale e delle varie etnie presenti sul territorio, i due diplomatici innescarono tutte le guerre che hanno insanguinato e insanguinano tuttora quella martoriata e splendida terra, creando Stati senza un reale fondamento storico ed etnico.

Sono passati 103 anni e ancora Sykes e Picot continuano a dare un apporto fondamentale al caos e alla politica del magna-magna, con l'accordo sulla Calabria. Guardando la carta geografica, essi hanno stabilito (già dal 1970, in verità) che Calatanzaro (dall'arabo Qalat Antsari) è posta in posizione centrale rispetto alla Calabria: una gran bella scoperta, in verità. Calatanzaro (io sono affetto dalla "sindrome di Diceopoli" e ho deciso unilateralmente di chiamarla per sempre così) è al centro della Calabria su una mappa a due dimensioni, ma è molto scomoda da raggiungere con le strade esistenti. Orsù, bastava dare una occhiata all'etimologia della megalopoli calatanzarese per rendersene conto: "la fortezza sulla montagna"! Una volta arrivati a Calatanzaro e ai suoi tre colli, poi, le stradine e i sensi unici asfissianti, oltre alla cronica mancanza di indicazioni, rendono una vera impresa l'arrivare agli Uffici di cui si ha bisogno Altro che centralità: manicomio! Ricordo pochi mesi fa che, per aver sbagliato una uscita in una delle rotatorie, mi sono ritrovato a miglia dal centro urbano, impossibilitato a tornare indietro, nel deserto più assoluto e senza la più flebile indicazione stradale. Iniziai a gridare "Calatanzarooooo, Calatanzarooo" e mi sarei mangiato Sykes e Picot con tutte le loro ossa: chi era con me ride ancora al ricordo e potrebbe testimoniarlo.
La verità è che Calatanzaro è semplicemente inadatta orograficamente al ruolo che la politica dei Bruttii ha designato per essa. E, restando sempre alla politica dei Brutti medesimi dal 344 a.C. fino a oggi, essa si è segnalata, a mio modesto avviso, per la più completa assenza di progettualità, e si è fermata allo slogan "sordi ppe' Rrhiggiu nun 'ndavi!", "soldi per Reggio non ce ne sono", citato da uno dei "grandi" politici che fermò il progetto della Cittadella dei Musei immaginata per Reggio dall'Architetto Giammarusti. È invero alquanto facile fare politica di sottrazione, togliendo alla parte reputata "estranea" fondi e mezzi economici e legislativi. Non che questo assolva i politicanti reggini e rrhiggitani, che poi sono la maggioranza assoluta, dalle loro colpe: è troppo comodo sproloquiare, fare la voce grossa o impersonare Giangurgolo a Reggio, per poi accettare i diktat dei Bruttii a Calatanzaro. Soldi per Reggio non ce n'è: che bella la politica in Calabria.
Chiudo questo intervento con due considerazioni: la prima consiste in un grande e sincero abbraccio ai Calabresi di ogni Provincia, vittime anch'essi della politica della semplificazione e dell'ignoranza, perché il tifo partigiano non mi piace nemmeno allo stadio; la seconda è che a Reggio, si parva licet ..., è toccata paradossalmente la stessa sorte di Costantinopoli/Istanbul, che si è vista privata dell'essere capitale della Turchia per le ragioni di centralità di Ankara, che in quanto a bruttezza urbanistica non ha rivali al mondo, nemmeno Calatanzaro. Viva la Calabria, i Calabresi e i Calabrò!

* Professore di Numismatica medievale, Iconografia e Archeologia della moneta, Iconografia e storia della moneta antica presso l'Università degli Studi di Messina